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L'inizio
dell'arte del combattimento in Giappone non ha una
data certa ma fu, in ogni modo, legata alla necessità
bellica di difendersi ed attaccare. In questi secoli
le arti marziali hanno avuto un'evoluzione notevole ed
un affinamento dal punto di vista tecnico; venne cosi'
creata una codificazione per regolarizzare queste
tecniche per essere tramandate nel tempo fino ai
giorni nostri.
Nel periodo feudale un decreto impediva ai Samurai
di portare la sciabola (Katana), costringendoli a
sviluppare anch'essi il combattimento a mani nude.
Numerose scuole chiamate Ryu nacquero e studiarono le
forme di combattimento tramandandole dal fondatore (il
Soke) e dal maestro (Sensei) al discepolo migliore o
al figlio. Il Densho, documento o libro segreto che
racchiudeva le tecniche segrete sviluppate nella
scuola dal maestro, era tenuto segretamente e
gelosamente custodito dai "fidati" della
scuola. Alcuni discepoli potevano visionare i tutti i
segreti mentre gli altri allievi solamente le nozioni
piu' semplici.
I metodi di combattimento delle varie scuole erano
numerosi, sia a mani nude e con l'utilizzo di armi
varie. I praticanti si recavano spesso nelle altre
scuole per confrontarsi con una Ryu rivale per
verificare lo stile e le tecniche sviluppate; la
scuola sconfitta era perfino abbandonata e disonorata
dagli allievi che si spostavano nella Ryu vincitrice!
Il ju jitsu, come avete potuto constatare, ha origini
molto antiche e nobili e serviva ai Samurai per
annientare i nemici, spesso alla sua morte, senza
l'uso delle armi. Fu proprio dai Ronin (samurai
"mercenari") che il ju jitsu si diffuse in
tutto il Giappone che non avendo un'occupazione fissa
presso un governatore, crearono ulteriori scuole per
divulgare la loro conoscenza e la loro esperienza.
Alla fine del XlX secolo, con la diffusione delle armi
da fuoco, lo studio del ju jitsu perse d'interesse e
di importanza, molti Sensei morirono senza nemmeno
tramandare il libro dei segreti a nessun discepolo: il
ju jitsu stava pressoche' scomparendo.
Per fortuna alcuni Ryu sopravvissero in questo
periodo buio per l'arte marziale e studiarono un nuovo
concetto per fare apprezzare la disciplina non come
concetto di morte e violenza ma di vita, rigenerando
quei valori etnici e morali che si erano persi per
strada.
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